giovedì, aprile 27, 2006

Antonio Gramsci





«Io sono stato abituato
dalla vita isolata,
che ho vissuto fino dalla fanciullezza,
a nascondere i miei stati d'animo
dietro una maschera
di durezza o dietro un sorriso ironico.
Ciò mi ha fatto male, per molto tempo:
per molto tempo i miei rapporti
con gli altri
furono un qualcosa
di enormemente complicato.»

Ricorre oggi il 79° anniversario della morte di Antonio Gramsci, un uomo che è stato qualcosa di più che un grande politico, personaggi come lui sono impensabili nella politica attuale dominata dall’arrivismo e dall’importanza della apparire, senza poi considerare l’Ignoranza della stragrande maggioranza dei nostri politici…. Il contributo che segue è stato tratto da:

- www.Gramsci.com

- www.libritalia.it

Parlare della vita di Antonio Gramsci significa parlare della vita politica europea degli inizi del ‘900.

Antonio Gramsci nasce il 22 gennaio del 1891 ad Ales, in provincia di Cagliari, da Francesco Gramsci e Giuseppina Marcias. Tre anni dopo la sua famiglia si trasferisce a Sòrgono (Nuoro) dove il piccolo Antonio frequenta un asilo di suore. Una caduta gli provoca una malattia cronica deformante che causa l’incurvamento della spina dorsale, le cure mediche risultano inutili. Nel 1897 il padre viene incarcerato per irregolarità amministrative. Questi fatti lo segneranno per tutta la vita.

Nel 1902, conseguita la licenza elementare, deve affiancare il lavoro allo studio per aiutare la famiglia, in gravi difficoltà economiche. Nel 1908 si trasferisce a Cagliari per seguire il liceo. In questo periodo vive in casa del fratello Gennaro, segretario della sezione locale del Partito socialista. Questa è la stagione in cui a Cagliari cominciano i primi movimenti sociali, fatto che influisce profondamente sulla sua ideologia. Il giovane Gramsci legge moltissimo e si distingue per i suoi vivi interessi culturali, in particolare è affascinato da Croce e da Salvemini.

Nel 1911 si trasferisce a Torino, avendo vinto una borsa di studio per la Facoltà di Lettere e Filosofia. Il capoluogo piemontese in quel periodo è in pieno boom economico e industriale. La Fiat e la Lancia con i loro stabilimenti hanno chiamato dal Sud più di sessantamila immigrati in cerca di lavoro. Sono i tempi delle lotte di fabbrica e delle prime organizzazioni sindacali, i tempi in cui gli operai siedono ai tavoli con i rappresentanti dei padroni per trattare le loro condizioni. In questo fase della sua vita, studiando i processi produttivi nelle fabbriche, si impegna per far acquisire alla classe lavoratrice «la coscienza e l’orgoglio di produttori».

Negli anni successivi Gramsci si avvicina alla sezione socialista del capoluogo sabaudo e collabora attivamente con il «Grido del popolo», foglio comunista di Torino. Nel 1915 comincerà la sua collaborazione con l’«Avanti!» organo ufficiale del Partito socialista italiano. Questo è anche l’anno in cui l’Italia entra in guerra a fianco dell’intesa e Lenin invita i comunisti a trasformare «la guerra imperialista in guerra civile».

Nel 1917 scoppia la rivoluzione che, in ottobre, porterà al potere il Partito bolscevico in Russia. Intanto prosegue l’affermazione di Gramsci tra le fila del ramo piemontese del Partito socialista, tanto che diventa segretario della sezione esecutiva e comincia a dirigere il «Grido del popolo». Oltre a ciò si occupa per intero della stesura di «La città futura», una rivista a numero unico pensata per educare i giovani socialisti. Questa situazione continua fino al 1918 quando le pubblicazioni del foglio cessano e nasce la redazione piemontese dell’«Avanti!», a cui Gramsci prende subito parte.

Nel 1919 è tra i fondatori dell’«Ordine nuovo», settimanale che si schiera per l’adesione del Psi all’Internazionale comunista. Intanto in Italia comincia quello che poi verrà chiamato il “biennio rosso”. Gli operai danno sfogo al loro malcontento occupando le fabbriche in cui lavorano. In questo periodo di disordini, dalle pagine del giornale, Gramsci si batte per l’affermazione dei consigli di fabbrica, sostiene che questi debbano essere eletti da tutti i lavoratori, affinché gli operai assumano la funzione dirigente che spetta loro. Questa iniziativa viene plaudita anche da Piero Gobetti e dai suoi neo-liberalisti, non viene invece vista di buon occhio dai massimalisti del Psi.

Gramsci intanto si avvicina all’ala di sinistra del Partito socialista, guidata da Bordiga. Al 17° congresso nazionale del Psi, tenutosi il 25 Gennaio del 1921 a Livorno, il neonato Partito comunista d’Italia si scinde dal gruppo socialista. Gramsci viene quindi delegato alla direzione dell’«Ordine nuovo» che diventa il quotidiano di informazione del Pcd’I. La divisione interna alla sinistra è però grave, poiché avviene nel momento di maggiore pericolosità del movimento fascista. Nelle elezioni che seguiranno infatti i partiti di ispirazione socialista perdono voti, in favore del Movimento dei fasci, a cui si è rivolta la borghesia spaventata dalla politica violenta dei massimalisti.

Dal maggio del 1922 Gramsci comincia a viaggiare. Prima va a Mosca, dove la situazione si è stabilizzata dopo anni di guerra civile, come delegato del Partito comunista d’Italia nell’esecutivo dell’Internazionale. Qui potrà studiare da vicino la politica di Lenin e gli effetti della dittatura del proletariato. Oltre a questo in Russia si innamora di Giulia Schudt, che diventerà sua moglie e la madre dei suoi due figli. Intanto, in Italia, le squadre fasciste guidate da Benito Mussolini portano a termine la Marcia su Roma. L’anno successivo Gramsci sostiene le tesi dell’Internazionale contro quelle del segretario Bordiga, e, in novembre, viene invitato a Vienna per coordinare il lavoro del Pcd’I con quello degli altri partiti comunisti europei.

Il 1924 è un anno cruciale nella sua vita. In febbraio, secondo le sue indicazioni, viene fondato il quotidiano «l’Unità». Lui intanto entra nell’esecutivo del Pcd’I e diventa segretario generale. In aprile viene eletto deputato per la circoscrizione del Veneto e torna in Italia. Le stesse elezioni sono però vinte in larga misura dai fascisti. Giacomo Matteotti, che aveva denunciato evidenti casi di brogli e intimidazioni perpetrati dal movimento fascista ai danni dei votanti, viene ucciso. Ciò provoca una violenta reazione parlamentare, alla quale Gramsci prende attivamente parte. Le forze di opposizione al fascismo, guidate da Giovanni Amendola, abbandonano il parlamento. Il Pcd’I propone un’azione diretta e l’appello alle masse, ma la sua mozione viene bocciata. Il re però riconferma la fiducia a Mussolini e al fascismo, e la protesta fallisce.

Al terzo congresso del Partito comunista d’Italia, tenutosi a Lione nel Gennaio del 1926, Gramsci presenta le tesi politiche stese insieme a Togliatti. Queste vengono approvate con il novanta percento delle preferenze. Dopo alcuni mesi però i suoi rapporti con l’Internazionale comunista cominciano a deteriorarsi, a causa di una lettera che scrive al Partito bolscevico in cui sottolinea la sua preoccupazione per le divisioni interne. Pur dando torto all’opposizione si discosta anche dai metodi della maggioranza guidata da Stalin. Togliatti si rifiuta di inoltrare ufficialmente la carta, e da ciò scaturisce una polemica accesa.

È nel novembre dello stesso anno che, in seguito alle leggi speciali emendate dal parlamento fascista contro le opposizioni, Gramsci viene arrestato e condotto a Regina Cœli. Condannato a cinque anni di confino sull’isola di Ustica, vi passerà solo sei settimane. Ciò nonostante riesce a organizzare sull’isola siciliana una scuola per i rifugiati politici, in cui gli studenti vengono divisi secondo il loro livello di preparazione. Trasferito a San Vittore, comincia a preparare un ampio studio sugli intellettuali italiani. Come scrive nelle lettere indirizzate alla sua vecchia scuola di Ustica, si vuole concentrare soprattutto sul teatro pirandelliano.

Alla fine di maggio del 1928 viene condannato a vent’anni quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Nel luglio del 1929 viene trasferito nella colonia penale di Turi, nei pressi di Bari, per motivi di salute. Qui divide la cella con altri cinque detenuti politici.

Nel 1929 ottiene il permesso di scrivere in cella e inizia la stesura dei Quaderni dal carcere. Intanto comincia a sostenere posizioni lontane da quelle dell’Internazionale, inimicandosi i detenuti comunisti.

Il 1931 è l’anno in cui le condizioni di Gramsci cominciano a peggiorare in maniera precipitosa e inarrestabile. Inizialmente viene trasferito in una cella individuale dove si dedica allo studio e al mantenimento dei contatti con parenti e amici. Ad agosto sarà vittima di una grave emorragia.

Due anni dopo, per un ulteriore aggravarsi delle sue condizioni, viene trasferito nell’infermeria di Regina Cœli, e poi da qui in una clinica. Intanto falliscono i tentativi diplomatici fatti da Mosca per ottenere la sua liberazione. La vita in carcere è ulteriormente amareggiata dal deteriorarsi dei rapporti con il Pcd’I. Per questo motivo si trova totalmente isolato. Scrive in questo periodo: «Io sono stato abituato dalla vita isolata, che ho vissuto fino dalla fanciullezza, a nascondere i miei stati d'animo dietro una maschera di durezza o dietro un sorriso ironico».

Nel 1934 ottiene la libertà condizionata per motivi di salute. Quando però consegue la scarcerazione definitiva, nel 1937, le sue condizioni fisiche sono troppo compromesse.

Morirà in un letto d’ospedale il 27 aprile dello stesso anno. Le sue ceneri sono conservate al Cimitero degli Inglesi, a Roma.

Alla sua morte Gramsci ci lascia innumerevoli scritti, di argomento sia politico che culturale. Questi vengono considerati con grande attenzione dagli intellettuali italiani appartenenti ad ogni corrente. I brani considerati più importanti sono quelli prodotti durante la prigionia. L’opera Quaderni dal carcere è una raccolta delle pagine scritte dal 1929 al 1935, pubblicate postume con i titoli: Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce; Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura; Il Risorgimento; Note su Machiavelli, la politica e lo Stato moderno; Letteratura e vita nazionale. Accanto a questi troviamo un’altra raccolta, quella delle Lettere dal Carcere. Anche il fitto epistolario viene pubblicato postumo. Nelle sue lettere ad amici e parenti possiamo comprendere la parte più privata del pensiero gramsciano, la sua lotta contro l’abbandono del carcere e il suo desiderio di stare vicino alla famiglia. Oltre a queste due raccolte troviamo una miriade di altri suoi scritti, alcune lettere, diversi articoli di giornale e un’intera rivista chiamata «La città futura», che sono stati minuziosamente raccolti e ripubblicati in volumi dopo la caduta del fascismo.

il disastro di chernobyl


Il disastro di Chernobyl avvenne il 26 Aprile 1986 con l'esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina (allora parte dell'Unione Sovietica), vicino al confine con la Bielorussia. In seguito alle esplosioni, dalla centrale si sollevarono delle nubi di materiali radioattivi che raggiunsero l'Europa orientale e la Scandinavia oltre alla parte occidentale dell'URSS. Vaste aree vicine alla centrale furono pesantemente contaminate rendendo necessaria l'evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone. Le repubbliche, adesso separate, di Ucraina, Bielorussia e Russia sono ancora oggi gravate dagli ingenti costi di decontaminazione ed è alta l'incidenza dei tumori e delle malformazioni sugli abitanti della zona colpita.
La centrale di Chernobyl (51°23′14″N, 30°06′41″E) è situata vicino all'insediamento di Pripyat, in Ucraina, 18 km a nord-ovest della città di Chernobyl e 110 km a nord della capitale Kiev, e dista 16 km dal confine con la Bielorussia. L'impianto era composto da quattro reattori, ognuno in grado di produrre 1 GW di energia elettrica (3.2 gigawatt di energia termica), i quattro reattori, insieme, producevano circa il 10% dell'elettricità ucraina. La costruzione dell'impianto iniziò negli anni '70, il reattore n° 1 fu commissionato nel 1977, e fu seguito dai reattori 2 (1978), 3 (1981), e 4 (1983). Altri due reattori (i n° 5 e 6, da 1 GW ciascuno) erano in fase di costruzione quando si verificò l'incidente.
I reattori erano di tipo RBMK-1000, un reattore a canali, moderato a grafite e refrigerato ad acqua l caratteristica di questo reattore è quella di operare a coefficiente di vuoto positivo. Cioè, con l'aumentare della temperatura, la reazione nucleare, anziché moderarsi, aumenta. Tale caratteristica è vietata nei reattori occidentali per motivi di sicurezza. Infatti se manca il liquido refrigerante, il reattore deve essere in grado di spegnersi autonomamente, senza interventi umani o di mezzi meccanici.
Il fine del reattore era la produzione di elettricità per uso civile e di plutonio ad uso militare. Per aumentare l'efficienza del sistema erano state adottate alcune soluzioni tecniche che ne diminuivano la sicurezza. Innanzitutto la scelta della grafite come moderatore: questa sostanza viene utilizzata per moderare i neutroni e soprattutto per facilitare la produzione di Plutonio-239.
Il 25 Aprile 1996 era programmato lo spegnimento del reattore numero 4 per normali operazioni di manutenzione. Si approfittò della recente fermata per manutenzione del reattore per eseguire il test sulla capacità delle turbine di generare elettricità sufficiente per alimentare i sistemi di sicurezza (in particolare le pompe dell’acqua refrigerante) nel caso in cui non fossero alimentati dall’esterno. I reattori come quello di Chernobyl hanno due generatori diesel di emergenza, ma non sono attivabili istantaneamente. Quindi si voleva sfruttare il momento d’inerzia residuo nelle turbine ancora in rotazione, ma disconnesse dal reattore, per alimentare le pompe durante l’avvio dei generatori diesel. Il test era già stato condotto su un altro reattore (ma con tutti i sistemi di sicurezza attivi) ed aveva dato esito negativo (cioè l’energia elettrica prodotta dall’inerzia delle turbine era insufficiente ad alimentare le pompe), ma erano state apportate delle migliorie alle turbine, che richiedevano un nuovo test di verifica. La potenza del reattore numero 4 doveva essere ridotta dai normali 3200 MW termici a 1000 MW termici per condurre il test in sicurezza. Tuttavia l’inizio del test fu ritardato di 9 ore, e dopo gli operatori ridussero la potenza troppo rapidamente, raggiungendo una potenza di soli 30 MW termici. Come conseguenza, la concentrazione di Xeno-135 aumentò notevolmente (normalmente è consumata dal reattore stesso a potenze più elevate). Sebbene il calo di potenza fosse vicino al massimo ammesso dalle norme di sicurezza si decise di non eseguire lo spegnimento completo, ma di continuare l’esperimento. Inoltre si decise di accelerare l’esperimento portando la potenza a soli 200 MW termici. Per contrastare l’eccesso di Xeno-135 che assorbiva neutroni furono estratte quasi tutte le barre di controllo, ben oltre i limiti delle norme di sicurezza. Seguendo l’esperimento alle 01:05 del 26 aprile le pompe dell’acqua furono alimentate direttamente dalle turbine dei generatori, ma la quantità di acqua immessa in questo superò i limiti di sicurezza. Il flusso di acqua aumentò, e poiché l’acqua assorbe neutroni, alle 01:19 fu necessaria la rimozione delle barre di controllo manuali, portando così il reattore in una situazione molto instabile e pericolosa. La situazione instabile non era riportata in alcun modo sui pannelli di controllo, e nessuno degli operatori in sala controllo era conscio del pericolo.
Alle 01:23:04 inizia l’esperimento e viene tolta l’alimentazione esterna delle pompe, che quindi sono alimentate dall’inerzia delle turbine, che però diminuisce essendo state disconnesse le turbine dal rettore. Inoltre la disconnessione provoca l’aumento di vapore all’interno del nucleo del reattore. Il reattore RBMK ha un coefficiente di vuoto molto positivo e quindi la reazione cresce rapidamente al ridursi della capacità di assorbimento di neutroni da parte dell’acqua di raffreddamento, diventando sempre meno stabile e sempre più pericoloso.
Alle 01:23:40 gli operatori azionarono il tasto AZ-5 ("Rapid Emergency Defense 5") che esegue il cosiddetto “SCRAM”, cioè l’arresto di emergenza del reattore che inserisce tutte le barre di controllo incluse quelle manuali incautamente estratte in precedenza. Non è chiaro se l’azione fu eseguita come misura di emergenza, o semplicemente come normale procedura di spegnimento a conclusione dell’esperimento, infatti il reattore doveva essere spento comunque per la manutenzione programmata. Di solito l’operazione di “SCRAM” viene ordinata a seguito di un rapido ed inatteso aumento di potenza. D’altro canto, Anatoly Dyatlov, capo ingegnere dell’impianto di Charnobyl al tempo dell’incidente scrisse:
“Prima delle 01:23:40 il sistema di controllo centralizzato ... non registrò alcun cambio dei parametri da poter giustificare lo "SCRAM". La commissione ... raccogliendo ed analizzando una grande quantità di dati, come indicato nel rapporto, non ha determinato il motivo per cui fu ordinato lo "SCRAM". Non c’era necessità di cercare il motivo. Il reattore veniva semplicemente spento al termine dell’esperimento.”
A causa della lenta velocità del meccanismo di inserimento delle barre di controllo (che richiede 18-20 secondi per il completamento) e dell’estremità (estensori) in grafite che rimpiazza l’acqua di raffreddamento, lo SCRAM causò un rapido aumento della reazione. L’aumento di temperatura deformò i canali delle barre di controllo, al punto che le barre si bloccarono a circa un terzo del loro cammino, e quindi non furono più in grado di arrestare la reazione.
Alle 01:23:47 la potenza del reattore raggiunse i 30 GW termici, dieci volte la potenza normale. A questo punto le barre di combustibile iniziarono a fondere e la pressione aumento fino a causare l’esplosione che fece saltare in aria la copertura del reattore, distruggendo gli impianti di raffreddamento.
Per ridurre i costi l’impianto era stato costruito con un contenimento parziale, e questo ha consentito la dispersione dei contaminati radioattivi nell’atmosfera. Inoltre le elevate temperature hanno incendiato la grafite contribuendo ulteriormente all diffusione di materiale radioattivo nell’ambiente.
Ci sono alcune controversie sulla sequenza degli eventi dopo le ore 01:22:30 a causa di alcune incongruenze dei testimoni oculari e le registrazioni. La versione comunemente accettata è quella descritta sopra. Secondo questa ricostruzione la prima esplosione avvenne intorno alle 01:23:47, sette secondi dopo il comando di SCRAM. Talvolta è stato detto che l’esplosione avvenne prima o immediatamente dopo lo SCRAM (questa era la versione di lavoro della commissione sovietica di studio sull'incidente). Questa distinzione è importante, poiché, se il reattore esplose diversi secondi dopo lo SCRAM, il disastro è da attribuirsi al progetto delle barre di controllo, mentre se l’esplosione è al tempo dello SCRAM la responsabilità principale sarebbe degli operatori. A complicare la ricostruzione alle ore 01:23:39 fu registrato, nell’area di Chernobyl, un debole evento sismico di magnitudo 2,5. Inoltre il tasto di SCRAM fu premuto più di una volta, ma la persona che lo ha fatto materialmente è deceduta due settimane dopo l’incidente per esposizione acuta da radiazione.
Nel gennaio 1993 la AIEA ha rivisto l’analisi dell’incidente attribuendo la causa principale al progetto del reattore e non agli operatori. Nel 1986 la stessa AIEA aveva indicato negli operatori la causa principale dell’incidente.
200 persone furono ricoverate immediatamente, di cui 31 morirono (28 di queste per l'esposizione diretta alle radiazioni). Molti di loro erano pompieri e addetti che cercarono di mantenere l'incidente sotto controllo e che non erano stati informati di quanto pericolosa fosse l'esposizione diretta alle radiazioni. 135.000 abitanti furono evacuati dalla zona, inclusi tutti i 50.000 abitanti della vicina città di Pripyat.
La contaminazione provocata dall'incidente di Chernobyl non interessò solo le aree vicine alla centrale ma si diffuse irregolarmente secondo le condizioni atmosferiche. Ricerche condotte da scienziati sovietici ed occidentali indicano che il 60% delle zone contaminate si trova in Bielorussia. Anche una vasta area a sud di Bryansk, in Russia e parti dell’Ucraina nord-occidentale furono contaminate
I lavoratori coinvolti nelle pulizie e nella sistemazione della centrale dopo l'incidente ricevettero alte dosi di radiazioni. Nella maggior parte dei casi queste persone non erano equipaggiate con dosimetri individuali per misurare la quantità di radiazioni ricevute, così gli esperti possono solo stimare le loro dosi. Anche nei casi in cui venivano utilizzati i dosimetri le procedure dosimetriche variavano. Secondo le stime sovietiche, nella pulizia dell'area evacuata furono impiegate tra le 300.000 e le 600.000 persone, molti dei quali però entrarono nella zona due anni dopo l'incidente, Il numero di addetti alla pulizia che lavorarono nella zona entro un anno dal disastro è stato stimato in 211.000, questi lavoratori ricevettero una dose media stimata di 165 millisievert (16.5 rem).

martedì, aprile 25, 2006

La vicenda di Gino Girolimoni




La storia di Gino Girolimoni è un caso particolare di cronaca romana, infatti è forse la prima volta in cui il nome di una persona fisica entra a far parte della lingua parlata assumendo un significato proprio.
Nonostante la storia risalga alla seconda metà degli anni ’20, sentiamo ancora parlare di qualcuno a cui piace “intrattenersi” con persone molto più giovani di età come un “girolimoni”.
Negli anni dal 1924 al 1928 a Roma si susseguirono una serie di stupri e di uccisioni ai danni di bambine che gettò nel terrore la popolazione.
L’immagine che il Regime voleva dare di un’Italia sicura e controllata stava vacillando, quindi partì la ricerca di un colpevole…ma tutto quello che si riuscì a trovare furono capri espiatori.
Due persone, tra cui un sacerdote, vennero accusate ed arrestate sulla base di descrizioni sommarie e prove non proprio schiaccianti. Tutte e due si tolsero la vita non riuscendo a sopportare l’infamia gettatagli addosso da stampa e polizia.
Ma il colpo di genio fu l’arresto di Gino Girolimoni.
Quest’uomo era il classico personaggio che si è fatto da solo. Figlio di un padre che non lo riconosce, Girolimoni si fa strada nel lavoro grazie ad uno spiccato spirito di iniziativa e a molta buona volontà, diventando uno scapolo d’oro che girava con una Peugeot verde e faceva gola alla maggior parte delle signore del borgo.
Insomma, era l’ideale per il Regime che aveva interessi nel demonizzare una figura del genere a vantaggio dei padri di famiglia.
Il padrone di una locanda aveva giurato di aver servito da bere a Girolimoni, che teneva per mano una bambina che rispondeva perfettamente alla descrizione di una bimba rapita la sera stessa.
Così diventò il mostro di Roma.
A nulla servì la testimonianza di un uomo, fisicamente somigliante al “sor Gino”, che dichiarava che era lui l’uomo che era entrato in quella locanda con sua figlia, peraltro in ottima salute.
Il caso di Girolimoni venne preso a cuore da un commissario, Giuseppe Dosi, che non era persuaso della sua colpevolezza. Indagò a fondo, raccolse prove e testimonianze, ed arrivò alla conclusione che il mostro dovesse essere una persona probabilmente straniera e più vecchia di molti anni.
Ma il Regime non stava a guardare, e Mussolini, a cui faceva comodo mettere il suo “colpevole” alla forca, fece internare Dosi in un manicomio.
Quando le prove sull’estraneità ai fatti di Girolimoni divennero schiaccianti, la polizia fu costretta a liberarlo. I giornali che avevano dedicato aperture a nove colonne sulla cattura del mostro, ora dedicavano un trafiletto in quarta pagina al suo rilascio.
Girolimoni non si toglierà più di dosso quell’etichetta. Per tutti il mostro era lui, così gli affari andarono sempre peggio e perse il lavoro.
Tentò anche di cambiare nome ma, non si capisce perché, la sua richiesta venne respinta…
Girolimoni morirà nel 1961, ed al suo funerale non c’era praticamente nessuno, a parte il commissario Dosi, che dopo la caduta del fascismo venne reintegrato nella polizia, promosso di grado e che continuò a portare a compimento brillanti operazioni per tutta la sua carriera.
Il mostro di Roma non venne mai catturato, ma pare proprio che fosse un sacerdote anglicano, un certo Ralph Lyonel Brydges, che era inglese, rispondeva a tutte le descrizioni, e che era stato accusato in altri stati di pedofilia…ma non si poteva macchiare l’onore della chiesa o mettersi in condizioni imbarazzanti con l’Inghilterra, quindi la croce è stata buttata addosso ad un uomo che, pur non avendo fatto nulla di male, non avrà mai pace, visto che ancora oggi il suo nome è sinonimo di orrore.

venerdì, aprile 21, 2006

Il cristianesimo senza Cristo.


Il XX secolo è stato il secolo dei totalitarismi, del comunismo e del fascismo, è stato il secolo dei blocchi contrapposti, è stato il secolo che ha formato l’attuale partizione delle idee politiche. In questa la religione cristiana ha trovato ormai piena legittimità, in tutto l’occidente ci sono partiti che si richiamano al cristianesimo. In Italia addirittura un partito cattolico, la Democrazia Cristiana, ha governato per tutto il quarantennio della prima Repubblica. Le posizioni dei cristiani sono note: antiabortismo, rifiuto del divorzio, limitazione della ricerca scientifica a favore dell’etica cristiana che ravvisa il miracolo della vita ove la scienza non scorge che cellule, attenzione per le politiche di previdenza sociale, confessionalità della Stato in virtù del “non possiamo non dirci cristiani” di Croce. In tutto questo trova davvero poco spazio il pensiero di Cristo, che pur se non lo si vuole considerare in senso religioso, è una delle figure storiche (l’esistenza storica di Cristo è praticamente da tutti gli studiosi accettata) maggiormente rivoluzionarie di ogni epoca. Pacifismo, fratellanza, egualitarismo, aiuto verso i disagiati, rifiuto del sessismo e della cultura patriarcale, maschilista, basata sul culto della forza furono i dettami del Cristo, sono le cose che si insegnano a catechismo. Eppure, imbarazzante costante per l’istituzione Chiesa, la politica dei partiti cristiani del mondo si è sempre orientata altrove. Il presidente americano Bush, che in quanto Repubblicano è rappresentante delle idee di conservazione dello spirito cristiano nello Stato, è, come è noto, un crudele guerrafondaio, al punto che attaccò una nazione imbelle seppure non avesse prova alcuna dei moventi coi quali giustificò l’attacco. Casini, Follini, Fini, Buttiglione, Mastella e vari, in Italia sono i baluardi dell’idea Cattolica, eppure le loro politiche sono anni luce lontane dal pacifismo, sono anzi sostenitori della guerra, sono sessisti e oscurantisti in campo scientifico. Nel 2002 il papa Giovanno Paolo II, nella sua storica visita al parlamento chiese l’amnistia, applaudito dal parlamento tutto, la sua proposta trovò l’ostilità proprio dei cristiani. I fascismi si sono quasi sempre appoggiati sulla religione come elemento di suggestione unificante del popolo. Senza passare attraverso le cruente atrocità della Chiesa nella storia, si può notare che già nel 1500 Machiavelli, dopo l’osservazione della realtà politica e storica, aveva giudicato la religione come un “instrumentum regni” ovvero uno strumento del potere. I Cristiani hanno cancellato dalla faccia della terra intere culture col pretesto della cristianizzazione. Sempre in Italia, un parlamento di cattolici divorziati discetta sulla basilarità del nucleo familiare e sulla sacralità della famiglia.
Odiernamente la politica dei cristiani consiste non nel seguire i pur noti insegnamenti filantropici del Cristo ma nell’essere diffusione di precetti sessuofobici secondo il principio noto ai manipolatori delle masse che se ti controllo nel talamo ti controllo nella vita sociale. Il sesso in realtà è temuto in quanto espressione della libertà individuale e manifestazione di insubordinazione alle autorità. I partiti cattolici avversano gli omosessuali secondo un principio pseudoscientifico, “non è naturale”, seppure della scienza non rispettano l’autonomia rispetto al misticismo. Un cristianesimo senza cristo insomma, una religione dedita all’economia, al potere, ai petroldollari, alla repressione dell’individuo. Religione che è semplicemente diventata censura sul sesso. Nessuno dei cristiani che conosco fa della filantropia, di quel generico buonismo che pure viene divulgato ancora negli oratori, stile di vita. Il pensiero rivoluzionario (in modo particolare se si pensa al contesto storico) di Cristo è subalterno alla “dottrina ufficiale” della chiesa che pure a quella figura si è ispirata.

giovedì, aprile 20, 2006

File sharing 2p2 ( Emule & co.)



Il 2P2 consiste nello scambio dei file tramite un computer creando una vera e propria rete di condivisione, dove ognuno mette a disposizione diversi file consentendo a chi ne faccia richiesta di scaricarli dal proprio pc. La prima e più famosa rete di scambio fu Napster, costretta a chiudere a seguito di un processo intentato dall'industria discografica nel 2001 attraverso la RIAA (la Recording Industry Association of America). Quest' ultima però non potè cantare vittoria in quanto l’ “eredità” di Napster venne raccolta da un numero notevole di altre reti, che capirono quale fu l’errore fatale che costò la chiusura al loro predecessore (non mi soffermo nello spiegare tali particolari tecnici). Queste ultime nate hanno addirittura importato migliorie, permettendo lo scambio, oltre che di file musicali, anche di filmati, programmi, giochi e chi più ne ha più ne metta.
Con il grandissimo successo dei sistemi di scambio p2p si è rapidamente diffusa tra le aziende produttrici di musica, cinema e multimedia la paura che il file sharing possa essere un pericoloso strumento per diffondere illegalmente materiale protetto da copyright.
Sebbene sia molto difficile riuscire a dimostrare come il file sharing possa danneggiare il mercato discografico (sino a che punto un file scaricato equivale ad un mancato acquisto del bene? senza dimenticare i prezzi esorbitanti di CD-DVD ed altro), quello che è certo è che negli ultimi anni questo mercato sia entrato in una crisi che potrebbe sembrare irreversibile, e di certo la possibilità di scaricare una canzone o un intero album senza alcuna spesa sembra essere un ottimo capro espiatorio. Sicuramente il 2P2 ha una sua buona fetta di responsabilità, ma è anche vero che prima del file sharing era abitudine copiare le musicassette e le videocassette prese in prestito, eppure non vi era questa profonda crisi delle etichette discografiche.
Per contrastare il fenomeno l’industria discografica a livello mondiale ha intrapreso le vie legali In Italia con l’entrata in vigore del Decreto Urbani si sono inaspriti i toni nella discussione sull’illegalità della condivisione di materiale protetto da copyright.
Il decreto, che si presentava come finalizzato a “Interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo” faceva esplicito riferimento al file sharing, introducendo sanzioni penali a chi condivide in rete materiale protetto da copyright ed amministrative a chi pratica il semplice download dei files incriminati. I casi di denunce in Italia sono stati, ad oggi, poche decine, sembra che la strategia sia quella già vista in ambiti completamente diversi del “colpirne uno per educarne cento”. L’obiettivo che si pone, quindi, oltre a bloccare “con la forza” il fenomeno è anche quello di scoraggiare gli utenti e a dissuaderli dall’utilizzare reti di scambio di file per procurarsi materiale pirata (mediante pubblicità e slogan che sembrano ideate da un grupppo di terroristi...).
Come direbbe un noto politico della sinistra: "Siamo tutti Criminali"; il quattordicenne che ricorre al 2P2 perchè non ha 40 euro in tasca per comprarsi l'ultimo Cd di Eros Ramazzotti, al giorno d'oggi è penalmente perseguibile; il metalmeccanico in cassa integrazione che scarica con Emule Baglioni, perchè 40 euro preferisce spenderli per far mangiare la famiglia, è a tutti gli effetti un delinquente.
A me verrebbe voglia di interrogarci sulla leicità delle etichette discografiche, vi può sembrare giusto che qualcuno (mi riferisco ad autori di libri, cantanti, attori ecc.) dopo il completamento del proprio lavoro debba essere pagato con una percentuale irrisoria rispetto al profitto ottenuto?
La storia insegna che quando un numero sufficiente di persone pensa che sia giusto fare una cosa, quella cosa cessa di essere sbagliata nel loro contesto culturale; considero il Decreto Urbini una legge liberticida, lunga vita al file sharing!

Concludendo vi allego una lista dei più comuni programmi file sharing P2P in uso:
- LimeWire o Bearshare (attenzione a quest'ultimo perchè vi fa scaricare insieme al programma 2
spyware): ottimi per i file di piccole dimensioni (mp3)
- Emule per i file di grosse dimensioni ( film, album, programmi): è un pò un disel, parte lentamente ma nel giro di 20 minuti (per gli utenti fastweb) scarica un intero album e nel giro di due ore intere discografie!
- Dc++: velocissimo e ottimo per tutto, ma è consigliato solo a chi ha molti Gbyte di file scaricati, altrimenti non si accede a molti server. A quanto pare questo server è in chiusura.
- .torrrent: personalmente non lo conosco, sulla rete è considerato il futuro dei 2p2 sharing

lunedì, aprile 17, 2006

17 aprile 1944: il rastrellamento nazifascista del Quadraro. 17 aprile 2006: un brutto modo per commemorarlo.


Erano tanti, giovani e brilli. Un bicchiere di birra, un cane punk, musica alternativa e tanta voglia di essere alternativi. Si sono riuniti il giorno del rastrellamento del quadraro al Parco degli Acquedotti. Tutti in nome dell’antifascismo, dell’hashish e di quel buon vinello che solo alle feste “alternative” è così buono. Tutti insieme per ricordare l’orrore del nazifascismo, ballare, bere e strillare. Bella gioventù, o meglio la gioventù che dice “bella” come saluto. Li vedi allegri, con l’aria di chi non si lava che fa tanto alternativo e che lancia quel grido di libertà che oggi è bene gridare: no ai totalitarismi. Ci hanno pensato loro a gridarlo, con le magliette con su scritto CCCP, di quell’ URSS che deportò Aleksandr Isaevich Solzhenitsyn (premio nobel per la letteratura) per otto anni a causa di alcuni commenti negativi su Stalin in lettere private. Gridano libertà sentendo il gruppo filosovietico “Banda Bassotti”. Non vogliono che si ripeta l’orrore dei lager e poi chi se ne frega se un po’ dei loro simboli ne hanno costruiti. Erano tanti, giovani e brilli. Non volevano scordare questa importante storia del quartiere quadraro e oggi l’hanno celebrata nel peggiore dei modi. E Jan Palach arse per nulla.

La campagna pubblicitaria di un giovane arrivista

Una valanga di manifesti hanno travolto Roma. Un sedicente scrittore di nome Samuele Piccolo ha pubblicizzato l’uscita dei suoi scritti con una potenza impressionante, tanto da spingere più di una persona a chiedersi chi sia costui. Un ragazzo, classe 1981, che per oscuri motivi ha deciso di scrivere un libro sui nonni e uno sulla droga. Tutto molto bello se non fosse che la sua immane campagna pubblicitaria ha coperto anche i bandoni messi appositamente per i partiti delle politiche 2006, fatto molto grave in quanto essi sono un servizio pubblico. Chissà chi è, chi ce lo manda; sappiamo solo che dopo un diploma di perito commerciale “si è impegnato nel volontariato, sostenendo la società S. Vincenzo De Paoli, portando aiuto alle persone senza tetto e con gravi problemi sociali. Nominato Cavaliere dall’Ambasciata Somala presso la Santa Sede, per i meriti legati al suo impegno in ambito sociale a favore delle collettività più disagiate, Samuele Piccolo è Coordinatore Nazionale Settore Cooperativo nel Sindacato SIALE. In particolare, è impegnato nella ricerca di soluzioni per i problemi che riguardano i soci lavoratori delle società cooperative Samuele Piccolo è Presidente della Società Editrice Terzo Millennio Srl, che promuove la diffusione della cultura anche nelle fasce meno abbienti della popolazione, stampando e distribuendo riviste e periodici in centinaia di migliaia di copie sul territorio del Comune di Roma.Inoltre, è Vice Presidente dell’Associazione Riferimento Popolare (che ho scoperto essere in realtà un partito dai caratteri qualunquisti. Tutta questa pubblicità anche in vista delle prossime elezioni comunali? NdGS) che, contando migliaia di associati, persegue l’obiettivo di risollevare la situazione economica e finanziaria delle classi sociali più deboli. Il riconoscimento del ruolo sociale dell’anziano e il riconoscimento del disagio attuale di tale fascia della popolazione è l’obiettivo di una delle iniziative più recenti di Samuele Piccolo: la Festa dei Nonni, che ha lanciato , coordinato e realizzata per la prima volta il 23 maggio 2003, con il coinvolgimento di oltre 10.000 anziani. Presidente Onorario è Lino Banfi, in rappresentanza di tutti i nonni italiani.” Così leggiamo nel suo sito. Invadente, abusiva e pressante la sua gigantesca campagna pubblicitaria romana offre spunti per chi non creda che con un po’ di soldi ci si possa quantomeno dare un poco di visibilità… ne risentiremo parlare di questo borghese piccolo piccolo...

venerdì, aprile 14, 2006

Il cibo degli dei.


E’ arrivata la Pasqua, e con essa la grande quantità di cioccolato che in questo periodo invade le nostre case. Le industrie dolciarie ci propongono decine di soluzioni diverse per tutti i gusti.

Le origini del cioccolato, che si ottiene dalla Theobroma cacao, risalgono ad almeno 4000 anni fà. La pianta si pensa sia originaria del bacino dell'Amazzonia o dell'Orinoco in Sud America ed era considerata dagli Aztechi di origine divina, infatti "Theobroma" significa "cibo degli dei".
Gli Aztechi usavano i semi come moneta: 100 semi per comperare uno schiavo.
Cristoforo Colombo fu il primo che portò i semi in Europa intorno al 1502.
Ci sono vari tipi di cioccolato, a seconda dei nostri gusti o degli usi a cui è destinato:

Cioccolato fondente
È un cioccolato con un'alta percentuale di cacao (35-45%) e leggermente zuccherato. Oltre che per essere gustato in tavolette, è adatto per torte e dessert.

Cioccolato extrafondente
È un cioccolato di altissima qualità, particolarmente adatto per essere consumato in tavolette. Si distingue dal "cioccolato fondente" perchè contiene una percentuale di cacao che può arrivare a ben oltre il 70%.

Cioccolato al latte
Contiene latte e una percentuale di cacao non inferiore al 25%. Avendo un sapore dolce e meno accentuato di quello fondente, è consumato soprattutto in tavolette.

Cioccolato bianco
È un cioccolato prodotto solo con la parte più nobile del cacao, cioè il burro di cacao. Caratteristico il suo sapore dolce, intenso e cremoso.

Cioccolato al latte con nocciole
È uno dei cioccolati più apprezzati tra quelli consumati in tavolette. Il contenuto di cacao deve essere almeno del 25% e più alta è la percentuale, più saporito sarà il cioccolato.

Cioccolato al gianduia
Dall'aroma reso inconfondibile dall'intenso gusto di nocciole, questo cioccolato contiene circa il 25% di cacao. La sua particolare morbidezza lo rende adatto, oltre che per essere gustato in tavoletta, anche per farciture e decorazioni.

Oltre ad essere buono, il cioccolato ha molte proprietà. Per esempio, il cioccolato fondente con un'alta percentuale di cacao, è amico del cuore e dei vasi sanguigni; in piccole quantità aiuta a mantenere in buona salute le arterie con un effetto benefico sulle loro pareti interne. Inoltre sembra che aiuti a mantenere alta l’allegria e che sia addirittura afrodisiaco!
Una ricerca finlandese ha dimostrato quanto, contrariamente alle precedenti credenze, il cioccolato portasse benefici generali sulla gravidanza delle donne e sull’umore del nascituro.
Insomma pare proprio che, se preso senza esagerare, il cioccolato sia un buon alimento. Quindi non ci resta che scegliere la varietà che più ci piace…e buon appetito a tutti!

giovedì, aprile 13, 2006

Filosofia: Friedrich Nietzsche.


Friedrich Wilhelm Nietzsche
nacque nel 1844 a Röcken in Germania, figlio del pastore Karl Ludwig e di Franziska Oehler, anch'essa figlia di un pastore. Rimasto orfano del padre in tenera età, crebbe affidato alle cure della madre, donna di solide qualità morali ma di cultura limitata.
A Naumburg, dove la famiglia si era trasferita, ricevette i suoi primi insegnamenti di religione, latino e greco e imparò a suonare il pianoforte. Dopo avere abbandonato la celebre scuola teologica di Pforta, con disappunto della madre, la quale sperava di vedere il figlio diventare ecclesiastico, Nietzsche studiò filologia classica alle università di Bonn e Lipsia, diventando professore della disciplina all'università di Basilea a soli 24 anni; in quell'epoca si delinearono sempre più chiaramente le sue inclinazioni filosofiche. In questo periodo entrò in relazione con Richard Wagner, del quale divenne amico ed estimatore. Il loro rapporto in seguito degenerò progressivamente fino a rompersi nel 1878. Ma a quel tempo, Nietzsche era già malato da alcuni anni e soffriva di crisi nervose.
Nel 1876 abbandonò l'insegnamento per motivi di salute e iniziò la sua vita solitaria e errabonda, che lo condusse a soggiornare a lungo anche in Italia. Guastati i rapporti anche con la famiglia, egli vide peggiorare sempre più il suo stato di salute.
Nel 1889 a Torino cade in preda a un accesso di follia che non lo avrebbe abbandonato fino alla morte, avvenuta a Weimar nel 1900. Negli ultimi anni visse errando per l'Europa, spesso ospite di amici e protagonista di complicate vicende umane e sentimentali.
IL PENSIERO
Studioso della cultura greca, in particolar modo di Platone e di Aristotele, Nietzsche attinse ispirazione anche dalle opere di Arthur Schopenhauer e dalla musica di Richard Wagner.
Nietzsche non espose il suo pensiero in forma sistematica ma in frammenti, quasi in poesia; anche per questo le sue opere si sono prestate ad interpretazioni differenti esercitando un grande fascino. Lo stesso autore, consapevole dell'"inattualità" delle sue parole aveva detto: "Mi si comprenderà dopo la prossima guerra europea".
Egli cercò di ricostruire la genesi del pensiero e della civiltà moderna, individuando nell'antichità classica le radici di due fondamentali atteggiamenti culturali: quello, simboleggiato da Apollo, che si esprime nella ricerca dell'armonia, dell'equilibrio, della bellezza formale, della serenità dello spirito, della razionalità; e quello, che trova il suo simbolo in Dioniso ed è quello originario nell'uomo, che invece è espressione dell'istinto, della volontà, dell'irrazionalità, del desiderio di trasgredire a ogni ordine e a ogni legge.
Fino a questo momento della storia, sostenne Nietzsche, è stato seguito principalmente il principio apollineo, nel quale il filosofo tedesco scorge i segni di una decadenza dell'umanità, testimoniata dalle menzogne e dal dogmatismo delle scienze sul piano culturale e dal conformismo, dalla passività, dall'ipocrisia delle leggi e della politica sul piano sociale. Perciò, egli concludeva, è necessario tornare al dionisiaco, restituire all'uomo la libertà di gioire dei suoi istinti e delle sue passioni; di qui l'esigenza di abbandonare la "morale degli schiavi", l'etica della rinuncia, dell'obbedienza passiva alle leggi professata dal Cristianesimo per esaltare l'indomabile volontà di potenza dell'individuo.
L'espressione più elevata di questa liberazione è il superuomo, un essere totalmente libero, incarnazione della volontà di potenza, che sta "al di là del bene e del male", che non sottostà alle regole e che è libero dalla morale cristiana. Su un piano filosofico egli si caratterizza per la sua fedeltà alla terra: poiché Dio è morto, l'unica realtà è ora la vita terrena, non essendoci più Dio non esiste più un "mondo dietro il mondo" in cui trovare consolazione al pensiero della morte.
Tra le sue opere, le più significative sono:La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872) Considerazioni inattuali (1872-74) Così parlò Zarathustra (1883-85) Al di là del bene e del male (1886) Genealogia della Morale (1887) L'Anticristo (1988) La gaia scienza (1882) Ecce Homo (1889).
IL SUPERUOMO
Il superomismo è la dottrina di Nietzsche (1844-1900) per la quale il "superuomo" diventa protagonista della storia. Tutti i valori della civiltà occidentale - religione, scienza, morale - per Nietzsche sono mistificazioni volute dal gregge degli "schiavi", dalla massa per ostacolare il cammino degli uomini superiori; e sono il risultato dello spegnersi nel corso dei millenni dell'originaria "volontà di potenza", ossia dell'energia creatrice dell'uomo e dei suoi valori vitali. Incarnazione della volontà di potenza è il superuomo (Übermensch): "L'uomo deve essere superato. Il superuomo è il senso della terra. L'uomo è una corda tesa fra la bestia e il superuomo, una corda sull’abisso".
Nietzsche fu un critico spietato degli ideali e dei valori tradizionali dell'Europa dell'Ottocento. Nelle sue opere filosofiche si scagliò contro il Positivismo e la sua fiducia nel fatto scientifico e oggettivo, demolendo il concetto di progresso da lui definito come un'idea "moderna" e "falsa", e contro ogni tipo di spiritualismo proclamando la morte di Dio. In particolare egli criticò il cristianesimo che riteneva un "vizio". La morale cristiana è per Nietzsche la "morale degli schiavi" che deriva dal "dire di sì ad un altro": ad essa egli contrappose la "morale aristocratica" che ha inizio nel momento in cui "si dice di sì a se stessi".
In Così parlò Zarathustra (1883), una delle sue opere più importanti, il filosofo tedesco propone tre temi fondamentali: la morte di Dio, il superuomo e l'eterno ritorno. Soprattutto il concetto di superuomo è stato spesso male interpretato. Il superuomo nietzschiano, infatti, non è l'archetipo nazista ma piuttosto colui che, avendo preso coscienza del fatto che tutti i valori tradizionali sono crollati, è in grado di ritornare ad essere "fedele alla terra", liberandosi dalle cristallizzazioni della cultura. Il superuomo ha in sé una forza creatrice che gli permette di operare la traslazione dei valori e di sostituire ai vecchi doveri la propria volontà.
(Nietzsche usa il termine Uebermensch, , "oltre l'uomo" - Ndr)
LA MORTE DI DIO
Il superuorno nietzschiano vive la tragedia della sua solitudine con ben altra profondità e con ben più lancinante disperazione rispetto a tutti gli esteti decadenti. Alla base della concezione nietzschiana della vita c'è il tentativo di considerare l'esistenza nella sua sana ebbrezza primitiva e di restituirla alle sue sorgenti originarie dopo aver estirpato "il posto Dio". L'atto di liberazione dalla schiavitù della religione è un atto tragico che viene vissuto attraverso il delirio del pazzo, il quale accusa se stesso e gli altri di aver ucciso Dio. Il vuoto lasciato dalla "morte di Dio" potrà essere colmato solo dall'Uomo e da nessun'altra ideologia tirannica. Ma il travaglio della cultura che tenta di costruire un ateismo umanistico è tutt'altro che semplice da definirsi: Nietzsche vive, in questo come in altri brani (vi sono nelle sue opere diverse "morti di Dio"; questa è forse la più suggestiva), il dramma del pensiero che cerca in se stesso un assoluto criterio di giudizio e di libertà. La cultura contemporanea si sta ancora misurando con questo problema; ma il fatto che da parte di Nietzsche esso sia posto in maniera così drammatica e diremmo "teatrale" è indice dello spostarsi della filosofia verso il racconto o l'aforisma, verso la divulgazione letteraria. Indubbiamente si tratta di una bella pagina, di convincente presa emotiva: anche in questo si può ritrovare un aspetto tipico della sensibilità decadente.
L`"uomo pazzo" e il suo delirio
Non avete mai sentito parlare di quell'uomo pazzo che, in pieno mattino, accesa una lanterna, si recò al mercato e incominciò a gridare senza posa: "Cerco Dio! Cerco Dio!". Trovandosi sulla piazza molti uomini non credenti in Dio, egli suscitò in loro grande ilarità. Uno disse: "L'hai forse perduto?", e altri: "S'è smarrito come un fanciullo? Si è nascosto in qualche luogo? Ha forse paura di noi? Si è imbarcato? Ha emigrato?". Così gridavano, ridendo fra di loro... L'uomo pazzo corse in mezzo a loro e fulminandoli con lo sguardo gridò: "Che ne è di Dio? Io ve lo dirò. Noi l'abbiamo ucciso, io e voi! Noi siamo i suoi assassini! Ma come potemmo farlo? Come potemmo bere il mare? Chi ci diede la spugna per cancellare l'intero orizzonte? Che facemmo sciogliendo la terra dal suo sole? Dove va essa, ora? Dove andiamo noi, lontani da ogni sole? Non continuiamo a precipitare: e indietro e dai lati e in avanti? C'è ancora un alto e un basso? Non andiamo forse errando in un infinito nulla? Non ci culla forse lo spazio vuoto? Non fa sempre più freddo? Non è sempre notte, e sempre più notte? Non occorrono lanterne in pieno giorno? Non sentiamo nulla del rumore dei becchini che stanno seppellendo Dio? Non sentiamo l'odore della putrefazione di Dio? Eppure gli Dei stanno decomponendosi! Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso! Come troveremo pace, noi più assassini di ogni assassino? Ciò che vi era di più sacro e di più potente, il padrone del mondo, ha perso tutto il suo sangue sotto i nostri coltelli. Chi ci monderà di questo sangue? Con quale acqua potremo rendercene puri? Quale festa sacrificale, quale rito purificatore dovremo istituire? La grandezza di questa cosa non è forse troppo grande per noi? Non dovremmo divenire Dei noi stessi per esserne all'altezza? Mai ci fu fatto più grande, e chiunque nascerà dopo di noi apparterrà per ciò stesso a una storia più alta di ogni altra trascorsa". A questo punto l'uomo pazzo tacque e fissò nuovamente i suoi ascoltatori; anch'essi tacevano e lo guardavano stupiti. Quindi gettò a terra la sua lanterna che andò in pezzi spegnendosi. "Vengo troppo presto", disse, "non è ancora il mio tempo. Questo evento mostruoso è tuttora in corso e non è ancor giunto alle orecchie degli uomini. Per esser visti e riconosciuti lampo e tuono hanno bisogno di tempo, la luce delle stelle ha bisogno di tempo, i fatti hanno bisogno di tempo anche dopo esser stati compiuti. Questo fatto è per loro ancor più lontano della più lontana delle stelle e tuttavia sono loro stessi ad averlo compiuto!". Si racconta anche che l'uomo pazzo, in quel medesimo giorno, entrò in molte chiese per recitarvi il suo Requiem aeternam Deo. Condotto fuori e interrogato non fece che rispondere: "Che sono ormai più le chiese se non le tombe e i sepolcri di Dio?".
tratto da www.cronologia.it

mercoledì, aprile 12, 2006

Provenzano arrestato


PALERMO, 11 aprile 2006 - L'hanno preso in un casolare semidiroccato nella campagna di Corleone. Bernardo Provenzano, il superlatitante, l'uomo di cui neppure si conosceva il volto. Prima ha tentato di negare, poi ha ammesso: "Sono io".Il 'colpo' è stato messo a segno dalla polizia di Palermo, insieme al Servizio Centrale Operativo (Sco) e alla Direzione Centrale Anticrimine (Dac) . Quando è entrato il funzionario dello Sco nel casolare di Corleone, Bernardo Provenzano, vistosi in trappola, ha tentato prima di chiudere la porta a vetri, che ovviamente è stata subito sfondata con la forza. Appena si è trovato di fronte il poliziotto, il boss di Cosa nostra ha tentato di opporre resistenza ma dopo pochi minuti ha alzato le braccia in segno di resa e si è fatto ammanettare. Non era armato e ha subito ammesso la propria identità. Nell'operazione sono state identificate varie persone, tra cui un pastore sui 50 anni che forse viveva in un ovile vicino al casolare. A bordo di un elicottero, Provenzano - che assomiglia molto al fotofit realizzato un anno fa dalla polizia - è stato accompagnato prima all'aeroporto militare di Bocca di Falco di Palermo e da lì verrà portato in auto, scortatissimo, nei locali della squadra Mobile. Ad attenderlo, squadroni di telecamere e fotografi. Provenzano, come è noto, comunicava con i suoi uomini attraverso i 'pizzini', bigliettini scritti a macchina con cui impartiva gli ordini. Proprio attraverso il monitoraggio di questi bigliettini si è alla fine arrivati alla cattura. E anche al momento dell'arresto aveva con se alcuni 'pizzini'. Nel casolare è stata trovata anche la macchina per scrivere usata per i 'pizzini', oltre a un libro di medicina illustrata. Al di là dell'ammissione dell'interessato, la polizia ha proceduto immediatamente a fare il test veloce del Dna, che ha immancabilmente identificato il boss dei boss Bernardo Provenzano ''Provenzano non è stato tradito da nessuno, non ci siamo avvalsi di pentiti né di confidenti. Lo abbiamo preso grazie a indagini condotte in vecchio stile: attraverso pedinamenti e intercettazioni. a un certo punto abbiamo deciso di agire''. Lo afferma il Questore di Palermo, Giuseppe Caruso. Bernardo Provenzano è stato già condannato definitivamente più volte all'ergastolo. Nella lunghissima lista di provvedimenti giudiziari a carico del boss catturato oggi dopo 43 anni di latitanza, figurano infatti diversi ordine di esecuzione pena relativi a sentenze che gli hanno inflitto il carcere a vita. Questa cattura è un’ evento molto importante. Pone fine ad un’ incubo durato 43 anni. Ha decapitato la mafia del boss per eccellenza. Ma ha soprattutto una rilevanza simbolica. Provenzano ha preso in giro l’ordine costituito per quasi mezzo secolo. Con arroganza, invece di scappare all’estero, è rimasto in Italia sfidando tutte le forze dell’ordine,
La speranza è che questa cattura non venga usata per misere speculazioni politiche, ma a quanto pare il polo a già fatto capire che questa cattura è merito della sua gestione della sicurezza.
In questa storia non vi è nessun merito ma solo negligenze e omertà.
Lo stato ha mandato un messaggio, la mafia ancora esiste e deve essere sconfitta. Ma non solo con catture e retate, ma anche da politiche sociali ed economiche. Perché la verità è che la mafia nel mezzogiorno è uno dei pochi mezzi per non morire di fame, è un grande datore di lavoro. Lo stato ha il dovere di mettere questa gente nella condizione di poter fuggire dalla mafia, con riforme vere e non con la propaganda.

martedì, aprile 11, 2006

Elezioni: vince l'Unione in un Paese spaccato


Paese spaccato, risultati incerti, pareggio…questi sono solo alcuni fra i molteplici termini con cui sono state definite le elezioni, una cosa è certa: Berlusconi torna a casa! Dopo 5 anni di show, di figuracce internazionali e di leggi ad hoc il Cavaliere sarà costretto a lasciare palazzo Chigi, mentre l’Unione canta vittoria (anche se forse è una mezza vittoria di Pirro). Vediamo i risultati definitivi:

SENATO
Seggi Unione: 158
Seggi Casa delle libertà: 156
Altri: 1

CAMERA:
Seggi Unione: 348
Seggi Casa delle libertà: 281
Altri: 1

Analizzando il voto ho tratto delle conclusioni:
- fondamentalmente l’ Italia è rimasta sulle stesse posizioni del 2001 se si considera che Rifondazione non era alleata con l’Ulivo; quindi non vi è stato nessun voto di protesta come la sinistra si augurava.
- rispetto al passato i giovani (18-25 aa.) si sono spostati a sinistra
- gli exit-poll sono matematicamente inutili, mi auguro che non saranno più riproposti a partire dalle prossime elezioni amministrative

Per concludere mi permetto di fare un po’ di previsioni:
A breve Berlusconi griderà allo scandalo, si susseguiranno una serie di discorsi che solo lui è in grado di fare: uno misto fra arroganza e vittimismo, il tutto contornato da minacce ed ingiurie nei confronti dell’Unione e forse anche nei confronti di chi l’ha votata “Noi poveri ciglioni”
Tempi felici non si prevedono neanche per l’ Unione, dopo la sbornia della vittoria, Prodi si troverà a capo di una coalizione fortemente eterogenea, sebbene è stato presentato un programma comune sono convinto che nel corso del nuovo governo le polemiche interne di certo non mancheranno; probabilmente solo un miracolo potrà far durare il governo 5 anni.

Gaffe della Giornata:
Dopo gli exit pool D’Alema afferma “ Si prefigura una batosta storica della destra”
Bossi, dopo la rimonta della destra afferma ''Mi sembra che siamo davanti a un sostanziale pareggio, ma un vecchio proverbio al mio paese dice 'ride bene chi ride ultimo.

Modellisti...


Vorrei condividere con voi la mia grande passione, il modellismo.
Il modellismo è un hobby rilassante, divertente, economico, soddisfacente, con diversi livelli di difficoltà che soddisfano sia i principianti che i più esperti.
Visto che sono molti anni che pratico questo "sport" (mi piace pensarlo così!), per me è diventato un po' dispendioso, infatti non mi limito a creare modelli basici, ma li perfeziono con set aggiuntivi, dettagli autocostruiti da me, ed un po' di malizia da modellista...con 10-15 Euro però si possono comperare scatole di montaggio anche nel negozio di giocattoli dietro casa.
I soggetti da trattare inoltre sono infiniti. Io sono specializzato in aerei, specialmente dell'Aeronautica Militare Italiana e delle linee aeree nazionali, ma si trovano facilmente in commercio kit di elicotteri, automobili, moto, carri armati, camion, dirigibili, mezzi spaziali, personaggi dei cartoni, mezzi usati nei film (Star Wars, Star Treck,Ritorno al futuro, ecc), e chi più ne ha più ne metta!
Una delle mie "opere" è stata pubblicata da un importante sito americano di carattere modellistico-aeronautico, da cui allego queste immagini. Spero vi piacciano.
Consiglio a tutti questo hobby, magari per provare, e vedrete che sarà difficile rimanerne delusi...l'unico limite è la nostra fantasia!
Se voleste vedere l'articolo completo relativo al mio modello, ma soprattutto tanti altri fantastici modelli, potete visitare www.aircraftresourcecenter.com .

Avete votato bene? Scopritelo...

Vista l’incertezza della vittoria di chicchessia delle politiche 2006, vi vogliamo almeno aiutare ad avere la certezza di aver votato bene. Vi segnaliamo un sito che dopo venticinque domande vi dice per chi dovreste votare e qualora non conosceste bene i temi delle domande vi fornisce una documentazione in merito. Il sito e www.voisietequi.it , lo abbiamo provato ed ha sorprendentemente funzionato due volte su due, cioè ha scoperto il partito votato. Fantastico. Provatelo e fateci sapere!

lunedì, aprile 10, 2006

Exit poll. Ore 15

I RISULTATI PROPOSTI DALL’EXIT POLL NEXUS ALLE 15: CAMERA DEI DEPUTATI:

Forza Italia:20-23%; Alleanza Nazionale:10.5-12.5%, Lega nord:3-5%; UDC:5-7%; Nuova DC-Nuovo PSI:0-2%; Alternativa Sociale:0-1.5%; Altri:0.5-2.5%
Totale Casa delle Libertà:45-49%

Ulivo:30.5-33.5%; Rifondazione Comunista:5-7%; Comunisti Italiani:1.5-3%; Verdi: 2-3%; Rosa nel pugno:2.5-4%; Italia dei Valori:2-3.5%; UDEUR:1-2.5%; Altri:1.5-3%
Totale Unione:50-54%

SENATO: Forza Italia:19.5-22.5%;Alleanza Nazionale:11-13%,Lega nord:3-5%;UDC:5-7%;Nuova DC-Nuovo PSI:0-1.5%;Alternativa Sociale:0-1.5%;Altri:1-2.5%
Totale Casa delle Libertà:45-49%

DS:17-20%;Margherita:10.5-13%;Rifondazione Comunista:5.5-7.5%;Insieme per l'Unione:4.5-6%;Rosa nel pugno:2.5-4%;Italia dei Valori:2.5-4%;UDEUR:1-2.5%,Altri:1.5-3.5%
Totale Unione:50-54%

venerdì, aprile 07, 2006

Chiusura della campagna elettorale


Siamo finalmente giunti al capolinea della campagna elettorale: Lunedì ci sarà il verdetto! Dico finalmente perché questa campagna elettorale è stata una delle più tese degli ultimi anni: segnata da polemiche, insulti, scontri in piazza, minacce e politici sempre più arroganti (a buon intenditor poche parole…). In passato la campagna elettorale era quasi una festa: bandiere, raduni, entusiasmi e paure… ora grazie ai nuovi protagonisti della politica Italiana si assiste quotidianamente ad un clima a dir poco incandescente contornato da mille veleni.

Gli osservatori parlano di una «distorsione apocalittica della lotta politica» (Pierluigi Battista), di una competizione elettorale «vissuta come una guerra civile simulata» (Paolo Franchi), di toni «da ultima spiaggia» (Angelo Panebianco). È vero, si è arrivati a tutto questo.


I due schieramenti hanno utilizzato strategie diverse per convincere gli elettori, strategie che per motivi di forza maggiore sono venute a convergere in più di un’occasione. Inoltre la crisi della politica tradizionale ha messo in sordina i partiti dando massimo rilievo ai leader, a forme di personalizzazione nelle quali il personaggio (e non l’ideologia) assume un rilievo fondamentale.

Personalmente ho notato un atteggiamento aggressivo della destra, il Cavaliere in prima persona ha puntato a denigrare tutti i suoi avversari rivolgendogli offese ed accuse a dir poco infantili (siamo seri…come si può dare del comunista ad un reazionario come Prodi!) che comunque hanno un certo ascendente su una determinata tipologia di elettore (non mi soffermo sulla descrizione di quest’ultimo soggetto, chi sà capisca…), posso tranquillamente definire la campagna elettorale del centro destra di stampo populistico.

L’ Ulivo invece, da buona coalizione d’opposizione, ha puntato il dito sugli errori della destra nel precedente governo (crisi economica in primis) , costruendo la propria campagna elettorale sul tentativo di convincere l'elettore medio che è meglio avere un Professore serio che un Cavaliere impulsivo; politologi esperti definiscono questa strategia di stile “reganiano”: uno stile in cui i toni sono abbastanza pacati e il futuro appare roseo, felice e pieno d’ottimismo.

Sicuramente i due faccia a faccia fra i leder hanno fatto crollare un mito, quello del Berlusconi grande oratore, non metto in dubbio che il Cavaliere sappia parlare in maniera discreta, ma proclamarlo degno erede di Cicerone mi sembra obbiettivamente irrealistico. Sotto gli occhi di tutti è stato evidente come Berlusconi eludeva continuamente domande dei giornalisti (e anche di Prodi), rispondendo a slogan ed insulti; dall’altro campo Prodi non ha brillato, sicuramente ha risposto in maniera seria ed esaustiva a tutti i quesiti, argomentando il tutto in maniera ottimale, purtroppo non è riuscito a tirare fuori la stoffa del politico, secondo me è stato “troppo buono”, in una società segnata dell’arrivismo e dall’importanza dell’apparire un eccessivo buonismo non paga.


Una cosa è sicura…la crisi economica Italiana è galoppante (e credo irreversibile) chi governerà i prossimi cinque anni avrà seri problemi…


Come avete notato il nostro blog ha voluto dare un contributo nella maniera più obbiettiva possibile, facendo vari post sui principali schieramenti candidati alle prossime elezioni, ci scusiamo con gli elettori se abbiamo tralasciato qualcosa; il nostro messaggio ed obiettivo è stato quello di far avvicinare il più possibile il lettore alla politica, per far comprendere che la politica non sempre è un incontro di boxe, una gara d’insulti e tantomeno la politica non è Prodi, Berlusconi, D’Alema e Fini, la politica siamo tutti Noi, che con il nostro impegno possiamo, non dico modificare, ma influenzare pesantemente la società.


Ah dimenticavo... la nostra campagna elettorale è così sentita che intervengono attivamente anche gli altri Stati: il 23/03/2006 un certo signor Camillo Ruini (cittadino della Città del Vaticano) ha invitato tutti gli elettori a votare per i valori…chiesa, famiglia, vita, matrimonio..


BUON VOTO A TUTTI!

La margherita


Una lista denominata La Margherita si era già presentata sulla scena politica italiana in occasione delle elezioni del 2001. Si trattava, all'epoca, di un'alleanza di partiti che avevano sostenuto la candidatura di Rutelli a presidente del Consiglio.

Attualmente rappresenta la fusione dei Rutelliani con i popolari.

Nella Carta dei valori della Margherita si legge:

"Democrazia e libertà" ...I DLM non nascondono l’ambizione di ideare e praticare un riformismo declinato al futuro, affidato al protagonismo di persone, famiglie, associazioni, imprese, cioè dei soggetti che abitano la società civile, al riparo da derive stataliste e dirigiste. ...In definitiva, una democrazia più ricca e un riformismo più moderno, perché affidati meno allo Stato e ai partiti e più agli attori sociali; o comunque affidati a partiti e istituzioni raccordati a una società civile fattasi adulta... Libertà chiama democrazia non solo nella sua accezione politica, ma anche in quella sociale. Essa prescrive concrete politiche mirate all'uguaglianza e all'estensione delle opportunità. Nel segno della solidarietà e, insieme, della responsabilità... La democrazia, infatti, non è un modello, un progetto definito di società, ma è il modo più umano fin qui prodotto dalla storia in cui il potere, necessario in tutte le società, può concorrere alla liberazione dell’uomo. Il contributo della politica alla liberazione è limitato, non esclusivo, né totalizzante; è altro e distinto da quello delle formazioni primarie come la famiglia e la comunità, dell’economia, della scienza, della religione ed in generale di ogni funzione o sfera sociale, ciascuna delle quali a sua volta può assumere assetti che più o meno concorrono (o non concorrono affatto) alla liberazione in una società avanzata. Concorrono alla liberazione il mercato concorrenziale invece del monopolio, la scienza fallibile invece della ideologia, il regime familiare di pari responsabilità e diritti invece delle gerarchie di sottomissione personale della donna, la religione come scelta di fede personale e libera anziché il fondamentalismo... Quello della =legalità= è un altro principio-valore cardine per “Democrazia è Libertà”... Tra i punti qualificanti dell'agenda politica di “Democrazia è Libertà” sta dunque un impegno fattivo e concorde per la giustizia, nel segno di una legalità forte, equilibrata, serena.

Laicità, fede religiosa e democrazia Una democrazia che si identifica con la libertà comporta la "riduzione della politica allo stato laicale". Le esperienze democratiche più avanzate si sono storicamente avvalse del contributo delle fedi religiose, quando si è creato un ambiente socio-culturale in cui è stato possibile effettivamente conciliare spirito religioso e spirito di libertà. Queste stesse esperienze mostrano come sia necessario annoverare, tra le fedi capaci di sostenere la dinamica democratica, tradizioni di pensiero laico e pragmatico che si sono sviluppate storicamente in rapporto con la tradizione culturale e spirituale giudeo-cristiana. Queste esperienze si oppongono sia alle degenerazioni ateo-assolutistiche che a quelle integristico-fondamentaliste. “Democrazia è Libertà” scommette sulla valorizzazione del rapporto fra credenti e non credenti nel solco del superamento degli "storici steccati". Tocca ai non credenti riconoscere che l'esperienza religiosa, lungi dall'essere un residuato storico destinato all'estinzione, può rappresentare un fermento che vivifica la vita democratica; tocca ai credenti riconoscere che le convinzioni religiose non possono essere imposte per legge a chi non le condivida e i valori che scaturiscono da una visione religiosa possono sì ispirare l'azione politica e legislativa, ma restano pur sempre distinti dall'ordinamento giuridico: la cornice delle norme deve rispettare il pluralismo delle convinzioni individuali.

Questo post è il frutto di un progetto di generica esposizone dei partiti delle politiche del 2006 esposto in http://gemsmiderland.blogspot.com/2006/03/guida-ai-partiti-delle-politiche-2006.htm

giovedì, aprile 06, 2006

Lega Nord

La Lega Nord è un partito politico autonomista fondato nel 1991 da Umberto Bossi, attivo soprattutto nelle regioni dell'Italia settentrionale.Dal 1996 la Lega Nord ha proposto la secessione delle regioni settentrionali, indicate collettivamente come Padania, questa posizione è stata ufficialmente archiviata da Bossi dopo l'approvazione del federalismo. I movimenti indipendentisti ed autonomisti a livello internazionale non riconoscono più nella Lega Nord un interlocutore, e ne hanno preso le distanze.Attualmente ripropone il progetto di uno Stato federale attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle regioni di alcune funzioni esercitate dallo Stato.Questo movimento si batte per una maggiore fermezza contro l'integralismo islamico, è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea ed è considerata tra i movimenti euroscettici. È anche per la lotta all'immigrazione clandestina, la promozione delle culture regionali italiane e l'eliminazione degli sprechi nella gestione statale. A tal proposito dei militanti hanno contestato la scelta del partito di Bossi di appoggiare la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, nonostante questa opera faccia parte del programma di Governo della coalizione di cui la Lega Nord fa parte.
In occasione delle elezioni politiche del marzo 1994, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega scende in campo accanto all'imprenditore Silvio Berlusconi che entra in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra. Berlusconi guida due diversi schieramenti, vista la reciproca disaccettazione fra la Lega e la nascente Alleanza Nazionale (reduce del Movimento Sociale Italiano): al nord Forza Italia, CCD e Lega si presentano col simbolo di "Polo delle Libertà", mentre al sud c'è il "Polo del Buon Governo" con AN e senza la Lega.Nel '94, pur con un leggero calo percentuale con l'8,4% dei voti alla Camera, i parlamentari salgono a 180 grazie alla presenza di candidati leghisti nei collegi uninominali come rappresentanti di tutta la coalizione. La Lega diviene il più grande raggruppamento parlamentare.
In vista delle elezioni politiche del 2006, la Lega, per la prima volta, si apre anche alle energie provenienti dal Sud Italia, stipulando un accordo con il Movimento per l'Autonomia guidato da Raffaele Lombardo, eurodeputato eletto nelle file dell'Udc e proveniente dalla corrente di pensiero di Calogero Mannino. L'MPA è un movimento composto da esponenti politici proveniente in maggior parte dalla ex Democrazia Cristiana del Sud che ha il suo radicamento in Sicilia e che sostiene politiche in favore del Mezzogiorno come la costruzione del Ponte di Messina, e sostiene di condividere con la Lega il fattore dell'autonomismo regionale. L'MPA contesta però un federalismo fiscale a favore esclusivo delle Regioni. L'obiettivo dei due partiti alleati è quello di "porre fine alla conflittualità tra autonomia e federalismo" e "trasformare i conflitti in sinergie e collaborazione tra Nord e Sud del Paese".

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martedì, aprile 04, 2006

Berlusconi coglione sarai te...!



Oggi in diretta Tv mi sono sentito dare del coglione dal nostro Presidente dal Consiglio...insieme a me milioni di Italiani; questo non vuole essere un blog di propaganda elettorale, ma solo un libero pensatoio in rete, però quando è troppo e troppo. Non potetendo rispondere in faccia al Cavaliere lo dico qui, a caratteri cubitali: BERLUSCONI COGLIONE SARAI TE!
Il premier in questi gorni si sta comportando sempre più da checca isterica, assistiamo quotidianamente a sparate, più che propanga elettorale un comizio o un dibattito del premier mi sembrano una televendita di Roberto Carlino o Wanna Marchi, qualche mese fa un nostro post veniva pesantemente attacato per aver affermato la seguente frase: "Proprio colui che ha la maggior parte dell’elettorato composto da vecchi rincoglioniti, massaie ignoranti che tra una telenovela e l’altra sorbiscono il Tg4 che i seguaci di Berlusconi sono nella maggior parte composti da casalinghe ignoranti del sud.." beh dopo quest'ultima sparata solo uno stolto può darci torto...

P.S. Questo post non vuole essere offensivo nei confronti di nessuno, rispondo in maniera simpatica all'attacco di Berlusconi (anche lui ha sostenuto di aver detto questa parola in maniera simpatica); inoltre rispetto profondamente le massaie e le casalinghe del sud....

Comunisti Italiani


Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) è un partito politico fondato l'11ottobre 1998, in seguito a una divisione interna a Rifondazione Comunista, da parte di quei parlamentari che intendevano confermare l'appoggio al Governo Prodi dissociandosi dalla linea del segretario Fausto Bertinotti che aveva deciso di votare la sfiducia all'esecutivo di centrosinistra.
Attualmente, il Partito dei Comunisti Italiani fa parte della coalizione del centrosinistra italiano, denominata L'Unione. Il segretario nazionale è Oliviero Diliberto; il presidente è Armando Cossutta.
Il Partito dei Comunisti Italiani fa richiamo esplicitamente al marxismo e agli sviluppi della sua cultura, soprattutto nella sua declinazione italiana (Gramsci, Togliatti, Berlinguer). Ha come obiettivo storico il superamento del capitalismo e la trasformazione socialista della società, intesa come la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia con il fine di creare una economia di Stato con produzione e distribuzione pianificate dal governo.
Il suo settimanale politico è la Rinascita della Sinistra (che già nel logo richiama a La Rinascita fondata da Togliatti).
Sua organizzazione giovanile è la Federazione Giovanile Comunisti Italiani (FGCI).
In occasione delle elezioni politiche del 1996, Rifondazione stipula con la coalizione di centrosinistra (l'Ulivo) guidata da Romano Prodi un "patto di desistenza", in base al quale nei collegi dove si presentava l'Ulivo, Rifondazione non candidava nessuno e viceversa.
Quelle consultazioni si risolsero in un successo tanto per l'Ulivo, quanto per il PRC che così toccava il suo massimo storico, e sancivano l'impossibilità di una maggioranza alla camera dei Deputati senza un accordo fra le due forze. Il Prc non entra nel Governo Prodi, ma ne appoggia la formazione in nome dell'"autonomia dei comunisti e l’unità con le forze della sinistra", come sancirà il III Congresso del PRC (dicembre 1996).
Tuttavia, nell'autunno 1997, il PRC mette in discussione la fiducia al governo, alla luce di un irrigidirsi dei rapporti tra Ulivo e PRC. Un buon pezzo di Rifondazione spinge per la ricomposizione e si giunge a un nuovo accordo fra comunisti e centrosinistra. Ma l'autunno '97 mette in luce come sia difficile la convivenza tra la fazione vicina al segretario Fausto Bertinotti e quella vicina al presidente Armando Cossutta. A 7 anni dalla nascita del PRC, inizia a farsi rovente la convivenza, tra molti dei quali venivano dal vecchio PCI di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, e chi veniva dalla cosiddetta "nuova sinistra" e dal socialismo radicale (DP, PSIUP, ecc...), più favorevoli a svolte movimentiste e di autonomia radicale da tutte le altre forze politiche.
Proprio quando inizia la discussione sulla legge finanziaria 1999, è evidente la rottura fra "cossuttiani" e "bertinottiani".
I provvedimenti richiesti non trovano posto nella finanziaria '99 e nella riunione del Comitato Politico Nazionale del 2-4 ottobre 1998, il grosso di Rifondazione decide di ritirare la fiducia al Governo Prodi e di passare all'opposizione. Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito che pure aveva voluto e fondato, mentre i parlamentari comunisti respinsero a larga maggioranza la linea di rottura con le altre forze democratiche ma affermarono che si sarebbero adeguati alle decisioni del partito. Tuttavia molti iscritti al partito, riconoscendosi nella decisione del CPN, si autoconvocarono presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per il 7 ottobre appellandosi perché non si arrivasse alla rottura con Prodi per impedire il ritorno delle destre al potere.
Così il 9 ottobre, il capogruppo comunista alla Camera, Oliviero Diliberto, annunciò durante il dibattito sulla mozione di fiducia al governo, che la maggioranza assoluta del Gruppo parlamentare avrebbe votato a favore del Governo Prodi. Bertinotti si dichiarò invece per la sfiducia. Pochi minuti dopo, il governo cadeva per un voto.
L'11 ottobre viene convocata al Cinema Metropolitan di Roma la prima manifestazione di tutti coloro che volevano dar vita alla costituente per un nuovo soggetto politico comunista e viene presentato ufficialmente il Partito dei Comunisti Italiani, che aderisce da subito all'Ulivo.
Con la nascita del PdCI, vengono ripristinati nomi e simboli del disciolto Pci, in evidente continuità con quella storia. Ciò è reso possibile perché i neonati Democratici di Sinistra non garantiscono nessun atto legale contro il partito di Cossutta. Diversamente, il PRC si oppone a un altro simbolo con falce e martello e il tribunale delibererà che il simbolo del PdCI muti il fondo bianco con un azzurro.

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Forza Italia


Forza Italia è un partito di centro-destra, membro del Partito Popolare Europeo e dell' Unione Democratica Internazionale, costituito sostanzialmente da ex-Democristiani, ex-Liberali e ex-Socialisti. L'ideologia del partito varia dal Liberismo conservatore all'economia sociale di mercato di ispirazione cattolico-liberale; il partito aspira ad essere il partito del rinnovamento e della modernizzazione.
Il preambolo allo statuto del partito dice che Forza Italia "è un partito liberale ma non elitario, anzi un partito liberaldemocratico popolare; è un partito cattolico ma non confessionale; è un partito laico, ma non intollerante o laicista; è un partito nazionale ma non centralista".
Forza Italia sostiene di essere un "partito nuovo", senza legami diretti con la cosiddetta Prima Repubblica, e allo stesso tempo di essere legittima erede delle "migliori tradizioni politiche italiane": il democristiano Alcide De Gasperi, il social-democratico Giuseppe Saragat, il liberale Luigi Einaudi e il repubblicano Ugo La Malfa sono citati nel preambolo dello statuto di Forza Italia come padri nobili a cui il partito tenta di ispirarsi.
"'Forza Italia! Associazione per il buon governo" viene costituita, presso lo studio del notaio Roveda a Milano, il 29 giugno 1993 da alcuni noti professionisti, alcuni inseriti nelle aziende controllate da Fininvest, altri comunque vicini al fondatore e proprietario di quest'ultima Silvio Berlusconi.
Il suo colore ufficiale è l'azzurro.
Da subito il partito si configura come una novità assoluta anche nelle strutture organizzative: al posto di un segretario (come negli altri partiti) vi è un presidente (Berlusconi), anziché una "direzione nazionale" vi è il "comitato di presidenza", composto da Silvio Berlusconi, Non c'è nemmeno un'"assemblea nazionale" ma l'assemblea degli associati (e iscriversi costava 100mila lire, con in omaggio l'audiocassetta con l'inno). Il movimento non ha neppure sezioni comunali e provinciali, ma solo rappresentanze regionali e la sede centrale romana che però non è la stessa che coordina i club che è sita a Milano.
Data la struttura, le origini e la presenza all'interno, in questa fase, di molti uomini di Fininvest e Pubblitalia, si parlerà da subito, soprattutto fra i detrattori, di "partito-azienda" o peggio di "partito di plastica".
Attualmente conta 167 deputati, 74 senatori e 16 deputati europei.

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lunedì, aprile 03, 2006

La strage di Ustica.



Sono passati quasi 26 anni e ancora non sappiamo cosa abbia provocato, il 27 giugno 1980, l'abbattimento del DC-9 dell'Itavia, in volo da Bologna a Palermo con 81 persone a bordo, precipitato al largo di Ustica. Le indagini non hanno potuto accertare cosa sia successo realmente, ma almeno su una cosa sono quasi tutti d’accordo: prima, durante e dopo la caduta dell'aereo di linea, intorno al DC-9 e nella zona adiacente c'è stato un intenso traffico militare, che è sempre stato negato sia dai vertici dell'Aeronautica militare italiana che dalle forze alleate.
Ventisei anni di indagini ostacolate in ogni modo dai vertici dell’Aeronautica militare: registrazioni radio scomparse, pagine di registri aeronautici strappate e sostituite, testimoni morti in maniera misteriosa…
Questo è lo scenario nel quale si è trovato ad operare chi in questi anni ha voluto fare giustizia.
Alcuni dei figli delle vittime crescendo sono diventati avvocati o ingegneri aerospaziali per dare il loro contributo alla causa della giustizia.
Recentemente sono stati assolti i generali dell’epoca perché i reati di cui erano accusati sono caduti in prescrizione, ed anche se tutti lo immaginano, forse nessuno ci dirà mai che quell’aereo è stato abbattuto da un caccia americano della sesta flotta, che in quel periodo si trovava con la portaerei “Saratoga” nel porto di Napoli.
Un bel lavoro è stato fatto da due ingegneri aerospaziali che, tramite la loro tesi di laurea, hanno ricostruito le ultime fasi di volo del DC-9: sembra che l’aereo al momento dell’esplosione, non abbia proseguito la sua parabola discendente, ma sia addirittura indietreggiato per poi distruggersi.
Solo una cosa può giustificare un comportamento fisicamente innaturale come questo, una forza così grande da interrompere ed invertire istantaneamente il moto di una massa di 35000 kg ad una velocità di 900 km/h :un missile.
Nei pressi del luogo della caduta dell’aereo sono stati ritrovati un serbatoio ausiliario (tipico degli aerei da caccia, e per di più di chiara provenienza americana) ed un caccia libico, precipitato nel sud della Calabria.
Si ipotizza che il caccia libico, per entrare inosservato nello spazio aereo, si sia messo sotto il DC-9, (perché una massa grande come un aereo di linea copre completamente la traccia radar di un piccolo aereo militare) e che questo fosse l’obiettivo del missile lanciato dall’aereo americano.
Insomma, tante cose si sono dette, ma la verità resta conservata nell’hangar della base aerea di “pratica di mare” dove si trovano i resti del velivolo, e nella memoria delle decine di persone che hanno fatto di tutto perché i colpevoli di questa strage non venissero puniti.
Per approfondimenti:
“Il muro di gomma” , film, 1991, regia di Marco Risi

“I-TIGI-Canto per Ustica” di Marco Paolini

“IH870 Il volo spezzato” di Amelio-Benedetti, Editori Riuniti

“I caso Ustica”, Raitre, Blu Notte-Misteri Italiani, Carlo Lucarelli

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La Redazione di Gem Smider Land ricorda ai lettori che se vogliono possono postare un proprio articolo semplicemente inviandolo a questo indirizzo gemsmider@libero.it. Ovviamente le proposte inviate devono rispettare i principi pluralistici, libertari, antirazzisti, antifascisti, antisessisti di questo blog. Il post verrà pubblicato firmato con lo pseudonimo che chiederete. Aspettiamo la vostra collaborazione.

Il diritto allo studio è il diritto ad un sistema ben calibrato.

C’era una volta una vecchia canzone di lotta sociale che cantava: “se otto ore vi sembran poche provate voi a lavorar…”. A dire, al di là dei numeri, delle teorizzazioni, delle facili parole, dei sindacati, provate di fatto a farle, otto ore di lavoro.
Da poco ho scoperto un inquietante numero che analogamente alle otto ore che cantavano le mondine dovrebbe essere fatto provare a chi lo ha calcolato e imposto. Il numero è 5 e indica ore; le cinque ore in questione sono quelle che calcola il Ministero dell’istruzione, partendo dai 300 giorni dell’anno lavorativo, gli studenti universitari dovrebbero dedicare allo studio giornalmente. Il calcolo è presto fatto: 60 sono i CFU (crediti formativi universitari) che lo studente deve accumulare in un anno, 25 sono le ore di lavoro che lo studente deve espletare per guadagnare un CFU, quindi (25 x 60)/300 = 5 … ecco come si tirano fuori le ore giornaliere di lavoro dello studente che vengono calcolate tra lezioni frontali, seminari, e studio personale. Potrebbe, quindi, sulla guida delle nostre facoltà tranquillamente esserci scritto : “Sappi che la tua iscrizione all’università, se vuoi finire per tempo il tuo iter accademico, comporta un impegno di cinque ore al giorno variamente spese tra lezioni e studio.
Queste 5 ore giornaliere sembrano eccessive e le statistiche lo confermano. Un rapporto del Ministero dell’Istruzione afferma infatti:
“La probabilità di diventare uno studente non regolare, per un giovane iscritto all’università da un numero di anni pari alla durata legale del corso, è del 77,2% (Graf. 2.2.7); tra gli studenti dell’“ ultimo anno”, quindi, meno di uno studente su quattro concluderà gli studi entro i termini, in particolare se si tratta di iscritti nell’area giuridica, dell’insegnamento, letteraria e agraria”. statistiche disponibili a pag. 8 di http://www.miur.it/ustat/documenti/pub2005/u02.pdf
C’è da aggiungere che in queste imposte 5 ore non è calcolato il tempo del cosiddetto ripasso, ovvero la memorizzazione precedente l’esame.
La nostra idea è che nessuno che voglia essere serio può dire che può impiegare cinque ore al dì allo studio, nemmeno se queste cinque ore sono considerate come lezioni o seminari, sono semplicemente troppe. Ci viene quindi imposto un gioco fallato, le cui regole sono fatte per non essere rispettate, perché chiunque onesto di intelletto sa che attualmente non ci si può, a meno che non si faccia una vita monastica, laureare in tempo. In un sistema universitario equo dovrebbero essere eccezionali gli studenti che si laureano anzitempo, non come accade oggi che è eccezionale chi si laurea per tempo. Ciò significa che la didattica, i corsi, le lezioni, le modalità di contatto didattico vanno riformate.

domenica, aprile 02, 2006

Democratici di Sinistra


La destra li chiama in maniera dispregiativa “Comunisti”, la sinistra radicale li definisce “ Democristiani”. Ma chi sono in realtà i Democratici di Sinistra?

Va premesso che tale partito al suo interno ha svariate correnti, facendo una rapida analisi possiamo trovare i filo-comunisti (Salvi & Co), i liberal (D’Alema…), i riformisti (fassiniani) ecc.; personalmente lo definirei come il partito che occupa nel panorama politico attuale la posizione che nel passato avevano i socialisti di Craxi. Infatti il partito dei Democratici di Sinistra è cofondatore del Partito del Socialismo Europeo, aderisce all’Internazionale Socialista e si riconosce nelle idealità e nei valori del socialismo democratico.

La storia:

Il simbolo della Quercia appare sulla scena politica italiana nel 1991, quando viene fondato il Partito Democratico della Sinistra (PDS), in seguito allo scioglimento del P.C.I. Primo segretario del PDS fu Occhetto, dimessosi poi nel 1994 a causa della sconfitta alle elezioni politiche; alla guida del partito succede Massimo D'Alema, il quale con la sfiducia al governo Prodi diviene il primo Presidente del Consiglio post-comunista (anche se di comunista ha fatto molto poco…vedi co.co.co.), carica che manterrà sino al 2000. Segretario politico dal 2001 è Piero Fassino, che spinge ancora di più il partito nell'alveo della tradizione socialdemocratica, al punto da inserire nel simbolo del partito, il riferimento per esteso al "Partito del Socialismo Europeo".

Nel loro statuto, i d.s., “aderiscono con convinzione all’idea e alla pratica di uno stato laico e sono per una politica fortemente orientata a valori”. Per quanto riguarda questioni etiche quali: la vita umana, il nascere e il morire, le relazioni interumane, la non-violenza, il partito riconosce la libertà di coscienza di tutti.

Ancora lo statuto cita: “i Democratici di Sinistra si impegnano per il superamento delle disuguaglianze sociali e per la piena affermazione delle pari opportunità per ognuno. Il dispiegarsi delle libertà individuali trova la sua prima sede nelle dimensioni relazionali, familiari e comunitarie. In coerenza con questi valori, e con i principi della Costituzione Repubblicana, i Democratici di Sinistra assumono i diritti umani, i diritti di tutte le donne e di tutti gli uomini come criterio costitutivo della loro politica e si impegnano a promuovere una convivenza civile fortemente orientata allo sviluppo delle libertà individuali, al diritto di ogni donna e di ogni uomo a progettare e realizzare il proprio sviluppo umano e la propria cittadinanza civile e politica. Per i Democratici di Sinistra la cittadinanza è garanzia di diritti e di opportunità per gli individui e, insieme, assunzione di responsabilità di ciascuno verso la libertà degli altri e di tutti”.

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